Lo scrittore Peter Handke propone nel suo breve ma intenso romanzo “Nei colori del giorno” una serie di descrizioni accuratamente dettagliate di episodi autobiografici, in cui, nel principale, l’autore prova in prima persona l’ammirazione e lo stupore per la montagna Sainte-Victoire, il monte provenzale tanto caro al pittore Cézanne. Lo scrittore difatti si sofferma dettagliatamente con leggiadria e chiarezza su ogni particolare presente lungo il percorso capace di attrarlo a sé: qualsiasi oggetto, situazione o episodio diviene un espediente per poter descrivere in realtà le rifflessioni e le sensazioni più profonde che esso genera sull’autore stesso, costituendo così le più vive corrispondenze fra ciò che egli vede e la propria sfera dei ricordi. Durante i viaggi lungo la montagna Siant-Victoire e successivamente nei pressi di Salisburgo lo scrittore sente l’esigenza di interiorizzare l’incredibile abbondanza di quei luoghi e la necessità di condividerli lo porta all’ incidere per iscritto l’esperienza vissuta; in tal modo chiunque può rivivere la contemplazione ampiamente descritta.

La meticolosità adottata dallo scrittore nel fotografare il visivo e rielaborarlo tramite lo scritto richiama senza ombra di dubbio il rigore del grande maestro francese, non a caso uno dei pochi secondo Handke da poter essere considerato “pittore”. Di Cézanne, Handke stima e ripropone “la riflessione del fenomeno osservato” (come lo stesso Cézanne definiva il suo lavoro), dunque la capacità di indagare sulla cosa terrena e poterne avere una realizzazione adeguata, per poi conferire senso al tutto. Ecco dunque cosa significa osservare attentamente il particolare, studiarlo e riorganizzarlo all’interno del suo contesto, senza tralasciare il suo significato ultimo, per cogliere la più adatta visione (l’istante di eternità) al fine di esaltare ogni singolo elemento che ve ne faccia parte.

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